Don Milani, un prete che difese il diritto degli “ultimi” all’istruzione.

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Di recente Papa Francesco ha riabilitato il nome di Don Milani visitandone la tomba.

Don Milani istruzione

Stiamo parlando di Lorenzo Carlo Domenico Milani Camparetti, nato a Firenze il 27 maggio 1923 e morto sempre a Firenze il 26 giugno 1967. È stato presbitero, scrittore, docente ed educatore. Don Milani viene ricordato come il prete che sognò di cambiare la scuola . Per quello che fu in suo potere, la cambiò.Don Milani istruzione

Il padre era un chimico con la passione per la letteratura. La madre proveniva da una famiglia di ebrei boemi, che si erano trasferiti a Trieste per lavoro. Entrambi i genitori si definivano agnostici e anticlericali.

Nonostante per motivi di lavoro la famiglia si trasferisce a Milano, il giovane Milani, a causa della propria salute cagionevole, porterà avanti gli studi in Liguria, dove il clima era meno rigido. Il suo insegnate d’italiano fu Giorgio Pasquali, fondatore della filologia.

Nel 1941 Milani si diploma e invece di iscriversi all’università, come desiderato dai genitori, decide di diventare pittore. Frequenta lo studio del pittore tedesco Hans Joachim Staude a Firenze. Si trasferisce poi a Milano per studiare pittura all’ Accademia di Brera.

Il giovane Milani è un pittore mediocre, ma un ragazzo di grande intelligenza e di rara cultura; parlava inglese, francese, tedesco, spagnolo, latino ed ebraico.

Il 9 novembre 1943 entra nel seminario.

È a San Donato che inizia realmente la sua esperienza pastorale e a Barbiana il tentativo di “uccidere” il suo spirito. La colpa di Milani era quella di aver pensato e creato una scuola aperta a tutti e quindi anche ai figli dei contadini.

Lo si accusò di omosessualità, in quanto da giovane era stato un artista bohémien. Lo si accusò anche di pedofilia. Perfino mentre era in fin di vita, ricoverato in ospedale a causa di un linfoma di Hodgkin, il vescovo gli fece pervenire una lettera piena di ingiurie. Inutile dire che nessuna di queste accusa è stata mai accompagnata da prove.

Recentemente papa Francesco ha riabilitato la figura di don Milani e il suo impegno educativo.

“La sua inquietudine, però non era frutto di ribellione, ma di amore e tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta veniva negata. La sua era u ’inquietudine spirituale alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come un ‘ospedale di campo’ per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati.”

Oggi a Calenzano il suo ricordo vive nell’impegno dei volontari che giorno dopo giorno continuano l’opera di scolarizzazione iniziata da questo prete coraggioso.

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